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Il tepore della “Casa Famiglia”

di Sara Toscano Cerino

Il profumo dei fiori, appena si apre l’uscio della Casa Famiglia, inebria il cuore

Il primo giorno che mi presentai come tirocinante, non avevo idea di come  un Casa Famiglia fosse strutturata. Entrando, fui attratta da una foto esposta sulla parete: notai i visi dei bambini, delle suore e di chi li circondava sorridenti, di un sorriso spontaneo e sincero che, solo a guardarli, fece nascere in me un senso di tenerezza.

Ad accogliermi c’era Suora Alberta, anche lei sorridente e serena insieme a lei altre due suore indiane, ugualmente liete e colme di simpatia.

Fin dal primo giorno mi hanno fatto sentire a “casa mia” con i loro modi fini, ma soprattutto con gentilezza che fece accrescere in me subito il bene, perché il solo entrare nella Casa, stimola l’anima e l’affetto è immediato. Molti pensieri affiorano alla mia mente, ma una cosa certa è che non riuscivo a distogliere lo sguardo dai favolosi disegni che adornavano le stanze. Variopinti quadri di bambini che giocavano a palla, una maestosa figura della Madonna con il Bambino Gesù adagiato sul ventre. Ricordo che mi fermai a contemplare uno sguardo fisso nel sole: era quello del Beato Tommaso Maria Fusco, fulgida creatura dal viso fiero e brillante, ma allo stesso tempo umile e sapiente.

A questo beato è dedicata la Casa famiglia, un Sacerdote, padre dei poveri e degli immigrati, che nella sua vita ha donato solidarietà e diffuso gioia, colmando i cuori e le anime di tutte le persone che incontrava.

Nella sua Casa, si respira un clima di sicurezza e di protezione. Io ho potuto assistere all’entrata di sei piccoli fratelli e sorelle, con una situazione familiare alle spalle non tanto favorevole. Inizialmente anche loro non immaginavano cosa si poteva celare all’interno delle mura della Casa, ma una volta entrati, i loro volti e i loro sorrisi non hanno mai cessato di splendere.

Le care Suore li hanno accolti con tutto l’amore che una madre può offrire al proprio pargolo, ed io sono testimone di questa benevolenza e, con stima e ammirazione osservo la solidarietà che vige tra di loro.

La Casa Famiglia, apre le porte ai bimbi piccoli che, sfortunatamente sono stati coinvolti in situazioni più grandi di loro.

Certe circostanze, sfociando nel disagio, spesso sono la causa di tanti problemi psicofisici, ma per volere di Dio c’è sempre qualcuno che si prende cura di loro nutrendoli come una piantina appena nata, che per crescere sana e forte, ha bisogno di acqua e sole. Con tanta premura e garbo, le educatrici insegnano le regole basilari, utili per entrare a far parte di una famiglia: l’educazione, il rispetto per il prossimo e per se stessi, l’amore alla cultura, ma non solo, anche la pratica di hobby quali il canto, la musica, lo sport ecc. Raggiunta questa meta, c’è chi viene accolto da grembi di genitori, che a loro volta hanno deciso di prendersi cura di loro, adottandoli come figli.

In questa fase subentra la gioia, ma nello stesso tempo il dolore nel cuore delle mamme della casa Famiglia che, ogni qual volta si verifica una consegna, è come se un pezzo di cuore faccia le valigie e parta, perché indubbiamente il distacco è sempre doloroso.

Il cuore delle Suore deve essere molto forte per sostenere tali distacchi, perché si sa per certo che, una volta avvenuto il contatto con una creatura piccola e indifesa, cresce e si sviluppa quel senso di appartenenza che si trasforma in speranza, perché l’essenziale è la felicità del bambino.

Ogni bimbo ha diritto di vivere una vita normale, che gli assicuri un futuro sereno e felice, accompagnato dal calore dei genitori, dalla fiducia degli amici e soprattutto dalla fede nel Signore.

Nella Casa Famiglia sto seguendo in modo particolare una pre-adolescente a me molto cara. All’inizio, il suo comportamento era timido e imbarazzato nei miei confronti, perché si trovava dinanzi ad una persona sconosciuta. Ma il tempo ha fatto sì che le sue titubanze si trasformassero in sicurezza: sicurezza di sè e delle sue capacità. Mi accorgo che, man mano che i giorni passano, il rapporto creatosi tende sempre più a solidificarsi, lo deduco dai piccoli gesti che compie, dagli abbracci, dai baci, dalle carezze che spontaneamente ricevo.

Questa semplicità la spinge ad impegnarsi anche di più a livello scolastico, infatti nello svolgimento delle discipline noto buona volontà ed interesse. E’ una ragazzina socievole e generosa, con gli altri bambini non dice mai di no nel prestare qualcosa di suo e il rapporto che  ha instaurato con me e con gli altri è la dimostrazione che ha bisogno di affetto, ma riesce anche a donarlo.

Molteplici insegnamenti ho potuto trarre dall’esperienza che continuo a svolgere in Casa famiglia. L’atmosfera che mi avvolge, mi stimola a dialogare, a conversare e ad assistere la ragazza perché l’obiettivo che mi sono posta come studentessa della facoltà di Scienze dell’Educazione è proprio quello di conoscerla bene, aiutarla negli studi e verificare se anche a scuola o fuori è serena.

Tutto questo mi sollecita ad impegnarmi e spero che i risultati mi diano un po’ di soddisfazione e gioia nello stare coi piccoli.

 


 

 

 

 

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Aggiornato il: 02 maggio 2007